La pesca all’agguato
La tecnica consiste nel muoversi silenziosamente sul fondo o in superficie nel tentativo di cogliere di sorpresa il pesce. Oltre che muoversi nel cono d’ombra visivo della sua preda, il pescatore apneista deve anche fare i conti con un altro organo di senso del pesce, la linea laterale. Quest’ultima consente alla preda di sentire le onde di pressione prodotte dalle vibrazioni sonore, quindi il movimento di un potenziale aggressore. Pertanto il pescatore subacqueo dovrà muoversi sempre lentamente e riparato da rocce che schermino le onde di pressione tra lui e la preda. È considerata una vera arte.
Probabilmente la pesca all’agguato è la più difficile tra tutte le discipline che riguardano la pesca in apnea; la capacita di avvicinare i pesci la si ottiene solo dopo anni di esperienza. Infatti all’inizio si rimane sorpresi dalla scarsità delle prede, mentre in realtà queste ci hanno percepito e si sono allontanate prima del nostro sopraggiungere. Solo con il tempo si riesce a portare a termine un azione di pesca efficace.
Per la difficoltà oggettiva legata all’avvicinamento alla preda e per quella ancora più palese dell’azione, che si svolge rigorosamente in apnea(se non effettuata dalla superficie), la pesca all’agguato, come del resto la pesca in apnea in generale, sono da considerarsi tra le forme di prelievo più selettive (il pescatore vede la preda a cui sta per sparare) che esistono.
La pesca all’aspetto
Essa consiste nel sistemarsi in una postazione sul fondo ed aspettare che i pesci vengano a tiro. Ovviamente il difficile sta nel trovare il posto giusto ed il momento giusto. L’idea su cui si basa tale tecnica è la naturale curiosità e territorialità di tutte le specie (più o meno accentuate a seconda di molte variabili: periodi riproduttivi, fame, e altro ancora). Infatti il pesce tende ad avvicinarsi al pescatore subacqueo per verificare cosa esso sia (curiosità) e per avvisarlo che sta occupando la sua zona (territorialità). È come se noi ci trovassimo uno che ci entra in casa, andremmo subito a dirgliene quattro. Ovviamente (proseguendo l’analogia) se uno entra in casa nostra con un mitra scapperemmo, allo stesso modo il pesce valuta il pericolo e (soppesando i due stimoli) agisce di conseguenza. Quindi l’azione dovrà mirare alla massima discrezione possibile (nascondersi bene).
La pesca in tana
Si tratta della pesca mirata alla cattura di alcune specie il cui habitat tipico è in tane, ricavate in genere in anfratti di rocce sottomarine. È il principale tipo di pesca sub, insieme alla pesca all’aspetto e alla pesca all’agguato, mentre la pesca in acqua aperta non è molto diffusa, a causa della difficoltà nel conseguimento di risultati apprezzabili.
Si effettua in genere in siti in cui la preda possa nascondersi: il caso più frequente è costituito da anfratti di roccia di vario genere, ma vi sono specie che si rintanano in composti algali o comunque vegetali, oppure all’interno di relitti o di altre opportunità di ricovero. A seconda del tipo di pesce che si vuole insidiare cambia il tipo di tana da cercare.
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